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Siete pieni di rabbia? Impariamo a lasciarla andare e a star bene

Chi non ha mai provato l’ emozione della rabbia nella propria vita? Magari per un’ ingiustizia subita, oppure per la mancanza di un risultato o per il comportamento di una persona che ci ha ferito. La rabbia è una di quelle emozioni che può avere una doppia valenza: da un lato, purifica, serve a tirar fuori, dall’ altro può catturarci e renderci prigionieri.

La rabbia purificatrice

Nel primo caso, la rabbia rappresenta una reazione utile al nostro equilibrio perché cerca, a modo suo, di farci reagire, di rompere un loop in cui si è entrati e a tirar fuori la grinta, amor proprio, voglia di ripresa. La rabbia, in questi casi, è un vero e proprio veicolo di altre emozioni, un Caronte che traghetta da un punto ad un altro le nostre emozioni. Pensiamo a quando ci è capitato di essere stati lasciati dalla persona amata: di solito lo sgomento, il senso di colpa, il senso di ingiustizia, la frustrazione e il dubbio si sono alternati in noi, sedendosi in cattedra a pontificare i perché e i per come. Al centro dei nostri racconti e discorsi mettevamo sempre l’altro e tutto girava intorno a lui/lei, come una vite spanata gira a vuoto cercando il filo giusto per dare un senso al tutto e riprendere il suo corso. Dopo un po’ di tempo dedicato allo struggimento, ecco che in nostro soccorso arriva la rabbia e tutto comincia a cambiare. La rabbia rimanda al mittente, rappresenta un sfogo, un movimento dall’interno verso l’esterno. Ecco che nella nostra mente si comincia a palesare una nuova emozione e una frase su tutte campeggia: ma vaffanculo!  Rappresenta l’inizio della ripresa. I pensieri che fino a poco prima avevano messo le tende nella nostra mente cominciano, come nel lancio del giavellotto, ad essere rispediti al mittente. Con la rabbia cominciamo un’ azione di purificazione e cominciamo a tirar fuori.

Fin qui tutto ok, le cose stanno andando nel verso giusto, stiamo concludendo un ciclo, per lasciar spazio ad uno nuovo. Il classico “ma vaffanculo!” serve a liberare spazio, che ci servirà  per accogliere il nuovo.

Prigionieri della rabbia

Anche la rabbia, tuttavia, può diventare un loop, un circolo vizioso di cui si diventa prigionieri. Essere arrabbiati può diventare uno stato permanente, un modo di essere: in questo caso, non provo più rabbia, sono arrabbiato. Nel primo caso io sono molto di più della mia emozione, nel secondo io sono la mia emozione, vivo di essa ed essa mi pervade. Siamo nel sequestro emozionale, dove diventiamo vittime inconsapevoli di stati emotivi che agiscono su di noi come fili invisibili su un burattino.

Superare la rabbia

La rabbia, come tutte le emozioni, va provata, riconosciuta e accettata. Nel momento in cui la rendiamo parte di noi, la accettiamo emotivamente, la abbracciamo perché siamo noi…ecco che le cose cominciano a cambiare. Riconoscere la rabbia, diventarne consapevoli, riuscire ad accettarla e superarla per andare oltre è possibile, basta sapere come fare e allenare questi meccanismi che diventeranno nuove competenze che ci renderanno più forti e sereni.

Mario Alberto Catarozzo

 

Marco Angeletti

mangeletti@karakter.it

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